La nostra identità

Perchè Polimedica Rivarolese?

πολύς medica

Polimedica è uno studio medico polispecialistico che offre una vasta gamma di servizi per la salute dei propri pazienti.

Ecco che, per scegliere il nostro nome, la nostra identità, abbiamo preso ispirazione dalla Grecia e dalla sua lingua, partendo dal concetto di πολύς, di molteplicità che ci contraddistingue visti i numerosi servizi che proponiamo.

La Polimedica Rivarolese è molto + che un semplice studio medico polispecialistico.

La medicina nell’antica Grecia: la nascita di una scienza

In Grecia, partendo dall’attività di Ippocrate, la medicina iniziò il suo percorso alla ricerca di una spiegazione razionale delle malattie, osservandone i sintomi per formulare una diagnosi e applicare la terapia più adatta

La Medicina, come la conosciamo oggi, prende vita e forma in Grecia. La figura che marcò con la sua sapienza e i suoi scritti la storia della medicina greca che chiamiamo “tecnica” o “scientifica” è quella di Ippocrate, che visse più o meno tra il 440 e il 360 a.C. Ippocrate era nato a Kos, l’isola in cui svolse la maggior parte della sua attività e dove fondò la scuola che avrebbe portato il suo nome. A lui è attribuita la Teoria umorale secondo cui il corpo umano è composto da quattro elementi: bile nera, bile gialla, sangue e flegma. Ciascun umore si relaziona con un elemento – rispettivamente terra, fuoco, aria e acqua – e con una qualità atmosferica. L’eccesso o la mancanza di uno di questi quattro elementi determina lo stato di salute del malato. La teoria è contenuta nei primi trattati ippocratici, all’origine di quello che sarebbe poi diventato il Corpus ippocratico, una collezione di quasi settanta testi medici che costituirono una biblioteca pioniera specializzata nella teoria e nella pratica della curazione.

Il Corpus raccoglie e esamina numerosi dati su malattie e aspetti dell’arte medica: anatomia, fisiologia, ginecologia, patologia, epidemiologia e chirurgia. Nel trattato si fa enfasi sull’osservazione minuziosa dei malati e delle loro dolenze, e si fa spesso riferimento all’alimentazione e alla nutrizione, cosa che non sorprende visto che la farmacologia era ancora in fase rudimentale e la chirurgia interna aveva un ruolo molto limitato. È importante l’attenzione a quella che chiameremo medicina preventiva e soprattutto all’evoluzione del processo della malattia, ai sintomi che permettono di conoscere la crisi, fare un pronostico e orientare il miglioramento.

Inizia a sorgere una medicina empirica e razionale, priva di qualsiasi elemento magico o componente religiosa

Il Giuramento di Ippocrate viene prestato dai medici-chirurghi ed odontoiatri prima di iniziare la professione e prende il nome da Ippocrate a cui il giuramento è attribuito. La data di composizione non è definita, ma pare certo non preceda il IV secolo a.C. Diversi punti del giuramento fanno sorgere dubbi sul fatto che sia stato Ippocrate a dettare il giuramento. Il giuramento inizia con un’invocazione a diverse divinità. Eppure, Ippocrate è considerato il primo ad aver separato la medicina dalla religione e ad aver ricercato le cause delle malattie non nel soprannaturale ma nel razionale.

Oltre a ciò, diverse delle cose vietate nel giuramento non erano in conflitto con le pratiche mediche seguite ai tempi di Ippocrate. Per esempio, in quel periodo l’aborto e il suicidio assistito non erano condannati dalla legge, né dalla maggioranza dei precetti religiosi. Inoltre chi pronunciava il giuramento prometteva di non operare nessuno tramite la pratica della litotomia, ma di lasciarlo fare a chi era esperto. Tuttavia le tecniche chirurgiche sono parte integrante del Corpus Hyppocraticum, la collezione delle opere mediche spesso attribuite a Ippocrate e ad altri scrittori dell’antichità.

Anche se la questione è ancora dibattuta fra gli studiosi pare plausibile che il giuramento di Ippocrate in effetti non sia stato scritto da quest’ultimo. La filosofia espressa nel giuramento sembra armonizzare maggiormente con il pensiero dei pitagorici del IV secolo a.C., che sposavano gli ideali della sacralità della vita ed erano contrari alle procedure chirurgiche.

Una versione rivisitata dell’antico giuramento viene recitato ad oggi dai medici che si apprestano ad esercitare la professione.

Il testo classico

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee,



chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo



patto scritto.



Terrò chi mi ha insegnato quest’arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà



bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come



fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti.



Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del



mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro.



Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal



recar danno e offesa.



Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai



un’iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto.



Conserverò pia e paura la mia vita e la mia arte.



Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa



pratica.



In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni



danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi.



Tutto ciò ch’io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della



professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la



cosa segreta.



Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’arte,



stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

Il testo moderno

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo,



giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come




scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della




sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto




professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di




attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della




persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza




secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina




e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia




reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di




fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della




professione.




Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con




eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni




differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza




d’urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione




dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo




medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco




rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito




nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’”accanimento” diagnostico e




terapeutico.

Non è mai stato così semplice prenotare una visita

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